STARS & STRIPES

ARTE AMERICANA DAGLI ANNI SETTANTA

Udine, Casa Cavazzini – Museo d’Arte Moderna e Contemporanea

14 dicembre 2013 – 30 marzo 2014

La seconda metà del ‘900 negli Stati Uniti d’America è stata un’epoca di grande fulgore artistico. È stato un periodo infatti di grande prosperità economica e sconvolgimenti politici che hanno portato ad un’esplosione artistica che ha diffuso la sua voce, in forme ed espressioni coloristiche diverse, fino ai giorni nostri. Ne è un chiaro esempio la mostra intitolata “Stars & Stripes. Arte americana dagli anni Settanta” visitabile fino al 30 marzo 2013 a Udine nella prestigiosa sede di Casa Cavazzini con orari dal martedì alla domenica dalle 10.30 alle 17 e il venerdì e sabato dalle 10.30 alle 19 (chiuso lunedì).

La mostra espone i risultati artistici nati in seguito al secondo conflitto mondiale, nel periodo in cui l’Espressionismo astratto attrasse l’attenzione internazionale su un gruppo di artisti attivi nella New York di metà XX secolo e, in senso lato racconta del periodo in cui gli Stati Uniti incominciarono il percorso che li portò ad affermarsi come fulcro importantissimo dell’espressione dell’arte moderna. Lo esprime chiaramente al primo sguardo la caoticità coloristica di Willem De Kooning dove è evidente come il processo creativo dell’artista sia un incedere totalmente inconsapevole, quasi una sorta di viaggio intrinseco e personale all’interno della psiche dell’artista. Queste pennellate così spontanee di un cromatismo acceso e vibrante ricordano senza dubbio le forme astratte e quasi liquefatte di Pollock e comunicano una sensazione di improvvisazione ma, soprattutto, una spontaneità libera e sensuale. Anche la pittura minimalista americana lavora nella stessa direzione esulando dagli schematismi e sezionando, quasi, il mezzo pittorico riducendolo alle sue radici essenziali attraverso il ricorso frequente alle superfici monocrome. Ne è un esempio il quadro di Frank Stella del 1936, Malden Massachussets, un dipinto che mostra un‘estetica scarnificata dell’idea dalla quale era partito l’artista e che lascia lo spettatore a riflettere su quello che sembra diventata un’espressione artistica essenzialmente mentale. La pittura è infatti rigorosa, segue uno schema progettuale preordinato e la stesura del colore è estremamente meticolosa. La sensazione è paradossale infatti sembra quasi di ritrovarsi di fronte ad opere che appaiono anonime tanto sembra estranea per il  rigore implacabile del segno la mano dell’artista.

Dedito invece alla pittura manieristica, che abbandonerà definitivamente dal 1960 per dedicarsi esclusivamente alla scultura, in mostra è presente anche Gorge Segal, con un dipinto in cui si osserva, spezzato e avulso dal suo normale contesto un busto umano, sinuoso e quasi sorpreso in un’intima danza. Segal lo propone quasi fosse un momento di vita congelato, con pennellate di ocra monocromo per il busto e di blu per i pantaloni blue jeans. Anche questa sua figura è ritratta come se fosse in un momento di attesa, di transito: Segal vuole dimostrare chiaramente il senso più profondo di alienazione ad quale può condurre una vita che si snoda nell’estraneità psicologica con l’altro che ci circonda. La provvisorietà della vita umana è ben visibile anche nell’astrattismo geometrico di Roy Lichtenstein, artista della pop art strettamente collegato al mondo dei fumetti seppur in senso diverso, in quanto all’isolamento umano viene contrapposta la volontà e il desiderio di trovare una via di uscita. Lichtenstein vuole rappresentare un clima di serena fiducia nel presente e nel futuro contrapponendosi nettamente al pessimismo precedente di matrice esistenzialista di Segal e la maggior parte della sua produzione artistica composta, appunto, da immagini di fumetti ingranditi, rispecchia in pieno questa sua  esigenza di circondarsi di immagini nuove, oggettive e prive di angosce esistenziali per vivere un’esistenza volta al sereno e alla fiducia nelle nuove forme espressive in cui l’uomo può misurarsi secondo il proprio estro e desiderio.