TRANSAVANGUARDIA ITALIANA

TRANSAVANGUARDIA ITALIANA

Milano, Palazzo Reale

23 novembre 2011 – 4 marzo 2012

La grande mostra di Palazzo Reale – che raccoglie in tutto 66 opere: 44 provenienti da musei, fondazioni, gallerie e collezioni private italiane, e 22 da musei e collezioni europee e dalle maggiori gallerie che hanno lavorato e promosso la Transavanguardia nel mondo – si inserisce tra le manifestazioni patrocinate dalla Presidenza della Repubblica e dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri per celebrare i 150 anni dell’Unità d’Italia, è promossa da Regione Lombardia e curata da Achille Bonito Oliva, e rappresenta un’opportunità per cogliere le peculiarità e le assonanze dei protagonisti di un movimento del tutto italiano e ormai storicizzato: un quintetto di artisti, Sandro Chia (Firenze, 1946), Enzo Cucchi (Ancona, 1949), Francesco Clemente (Napoli, 1952), Nicola De Maria (Benevento, 1956) e Mimmo Paladino (Benevento, 1948), accomunati dal bisogno di un ritorno alla manualità, alla gioia ed ai colori della pittura dopo anni di dominazione dell’arte concettuale, autonomi nella ricerca artistica e negli esiti conseguiti.

Il termine “Transavanguardia” (oltre l’avanguardia), coniato dal critico Achille Bonito Oliva, ispiratore e teorizzatore del movimento nel 1979, identifica quel nucleo di cinque giovani talenti, che ha rappresentato per l’arte italiana l’occasione di farsi conoscere a livello internazionale. Nel filmato inserito nel percorso della mostra, il critico racconta la nascita del movimento: «L’idea mi venne nella seconda metà degli anni Settanta. Avevo scritto un libro sull’artista manierista che, nel secondo Cinquecento, sostituì al principio di invenzione quello di citazione. Vedevo analogie con la crisi generale del sistema contemporaneo: il crollo delle ideologie, delle economie e la fine dell’ottimismo sperimentale delle avanguardie secondo cui la storia procede sempre secondo un continuo progresso. Invece possono esserci dei contraccolpi, e allora la citazione è un modo per affrontare l’impasse del caos. Come i manieristi citavano i maestri del Rinascimento, così i transavanguardisti sostituivano la nostalgia del passato con l’ironia». E l’ironia è senz’altro la cifra espressiva di Sandro Chia, in dialogo con temi iconografici mutuati dai grandi artisti del passato (Raffaello, Michelangelo, Tiziano, Picasso, Savinio, De Chirico, Chagall, Cézanne) come in Due pittori al lavoro (1982), Garibaldi (1980) e Prestigiatore incapace (1980) – in cui il prestigiatore appare senza mani –, per arrivare ad una nuova figurazione, una nuova ricerca neo-espressionista, in cui l’artista celebra la sensualità del corpo e la vitalità della natura nell’esuberanza di figure sempre più monumentali, che trovano spesso risoluzione completa nel bronzo.

Monumentali sono anche le opere astratte di Nicola De Maria, con le sue esplosioni di gialli, rossi e azzurri che, «dopo il bianco e nero penitenziale dell’arte concettuale», dice Achille Bonito Oliva, riconoscono alla Transavanguardia la riscoperta di una pittura ritrovata, come in Ma fleur (1979), Amore (1980-81), Polline-Pensieri generosi delle donne (1983-84), I fiori salutano la luna (1984), e nel ‘divertissement’ Mattino nel regno dei fiori (1981) – in cui l’artista ha collocato un veliero blu, con stelle gialle e rosse sulle vele, sul fondo di una valigia aperta, con il cielo, stellato, e di un intenso blu cobalto all’interno del coperchio, che si rispecchia nel blu del mare della base – fino ad arrivare a vere e proprie autocitazioni, come in Testa dell’artista cosmico del 1982, in cui la testa è rimpicciolita in un angolo del quadro, mentre nella riedizione del 1985 la testa campeggia al centro, dilatandosi fino quasi ad occupare l’intero quadro.

La Transavanguardia, nota ancora Achille Bonito Oliva, «ha avuto anche il pregio di porre il problema dell’io, delle singole individualità artistiche, aprendo così la strada al policentrismo e al multiculturalismo di tutti i soggetti periferici dell’arte». Questa particolare caratteristica del movimento la si rintraccia al massimo grado nelle opere di Francesco Clemente che, trasferitosi a New York nel 1981, entra nella Factory di Andy Warhol e lavora con Basquiat, Haring e Scharf, riformulando e ritraducendo nelle sue opere le tematiche della Pop Art, ben visibili nelle quattordici tele in mostra, della serie The Fourteen Stations (1981-82).

Nelle ultime quattro sale, dedicate rispettivamente a Mimmo Paladino e ad Enzo Cucchi, si ritorna prepotentemente al recupero della memoria iconografica – per usare l’espressione di Achille Bonito Oliva, del “genius loci” – attraverso la citazione: «L’arte finalmente ritorna ai suoi motivi interni, alle ragioni costitutive del suo operare, al suo luogo per eccellenza che è il labirinto inteso come “lavoro dentro”, come scavo continuo dentro la sostanza della pittura». Ne è un esempio Mimmo Paladino, che non solo sperimenta tecniche diverse (dall’encausto al calco in gesso), ma costruisce il proprio linguaggio espressivo attingendo a forme iconografiche dalle fonti più svariate: dall’arte egizia a quella greco-romana e medioevale (Camion, 1985; Veglia, 1985; Terremoto, 1983; Tavolo, 1986), dalla ricerca cromatica di Klee e Kandinsky a quella di Yves Klein (Stregato, 1978), trovando anche ispirazione, dopo alcuni viaggi in Brasile, nel mondo magico e alchemico, con una componente animistica (Medusa, 1984). A partire dagli anni ‘80, per Paladino sono sempre più numerosi gli interventi plastici e di recupero, e gli assemblaggi sulla scia di Robert Rauschemberg, in un serrato dialogo tra pittura e scultura (Caduto a ragione, 1989; Affurtunato, 1984).

Anche Enzo Cucchi, l’artista che chiude il percorso espositivo e forse il più visionario tra i cinque artisti che Bonito Oliva raggruppò a testimoniare la Transavanguardia, ha visto la sua opera approdare a poco a poco alla scultura e alla ceramica (Senza titolo-Quadri politici svizzeri, 2010), venendo da una ricerca caratterizzata dal recupero dei mezzi espressivi tradizionali della pittura, ripensati attraverso inserti o appendici in ceramica (Il ciclista, 1978) o in gesso (La deriva del vaso, 1984-85) che ne hanno fatto una pittura “barbarica” e densa di materia.

 

LA TRANSAVANGUARDIA ITALIANA

Milano, Palazzo Reale
24 novembre 2011 – 4 marzo 2012
Orari: lun 14.30-19.30; mar-dom 9.30-19.30; gio e sab 9.30-22.30
Catalogo: Skira
Info: www.mostratransavanguardia.it

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