KLIMT

KLIMT

NEL SEGNO DI HOFFMANN E DELLA SECESSIONE

Venezia, Museo Correr

24 marzo – 31 ottobre 2012

Quest’anno Gustav Klimt (1862-1918), genio della pittura e avanguardista della modernità, avrebbe festeggiato il suo 150° compleanno. La sua opera più famosa, “Il Bacio” che oggi può essere ammirata nel Belvedere di Vienna, ha incantato gli sguardi di tutti gli appassionati d’arte che lo hanno osservato, forse con gli occhi del cuore più che con quelli della mente, e che proprio grazie a questo quadro delicatissimo, hanno indiscutibilmente eletto il suo autore, Klimt appunto, come il simbolo di una modernità, di un’epoca di innovazione in un momento storico e artistico di grandi fermenti e suggestioni. Fatta questa doverosa premessa, rimane un po’ di amaro in bocca nel visitare la mostra su Klimt a Venezia, un’esposizione frutto di una co-produzione tra la Fondazione Musei Civici di Venezia e il Museo Belvedere di Vienna, a cura di Alfreid Weidinger e constatare che l’opera più famosa non è esposta e che anche i non numerosissimi quadri presenti, forse a causa di una selezione un po’ forzata, non rendono sufficientemente giustizia ad una produzione artistica ed intellettuale che comprende diverse sfumature pittoriche e soprattutto emozionali.

Entrando nello specifico, la mostra “Gustav Klimt nel segno di Hoffmann e della Secessione” comprende una serie di dipinti, disegni, oggetti preziosi e mobili realizzati da Klimt e da altri esponenti della Secessione viennese, e cioè da quel gruppo di pittori, architetti, scultori che nel 1897 si staccò dall’Accademia di Belle Arti viennese per fondare un movimento artistico rivoluzionario e innovativo dedicato a nuove idee sulla ricerca del bello: fra questi, George Minne, Jan Toorop, Fernand Khnopff, Kolo Moser, il fratello Ernst e l’amico e architetto Josef Hoffmann, amico intellettuale di Klimt. Il percorso è studiato per esaltare quel passaggio che portò dallo stile decorativo curvilineo dell’Art Nouveau a un gusto più stilizzato e quasi geometrico. Sono esposti a questo proposito i progetti ideati da Klimt e da Hoffmann per l’Esposizione mondiale di Saint Louis (1904), l’Esposizione d’arte di Mannheim (1907), la Kuntschau (1908) e l’Esposizione internazionale di Roma (1911). Oltre a questi studi, interessanti per contestualizzare il momento storico artistico di questi due pittori, è risultato stimolante il variegato viaggio che si poteva fare nel mondo femminile di Klimt, intuibile nelle sue connotazioni più intime nelle due differenti rappresentazioni della seducente e spietata Giuditta: una del 1901 e l’altra del 1909, possedute rispettivamente la prima dal Belvedere – presso il quale è presente la più vasta produzione klimtiana su tela – e la seconda dal Comune di Venezia, che acquistò l’opera in seguito alla partecipazione di Klimt alla Biennale d’Arte nel 1910. La prima Giuditta (1901, olio e foglia d’oro su tela), è un appassionato omaggio alla leggerezza dell’animo femminile, alla gioia di vivere che si esprime attraverso pennellate vibranti di colore che distinguono e definiscono l’elemento figurativo dallo sfondo aureo: è la celebrazione della vita e della continuazione di essa intesa come una vorticante primavera, lo sguardo della donna come una sfida a rialzarsi sempre di fronte alle intemperie dell’esistenza. La seconda, eseguita dall’artista otto anni dopo, mostra una a figura femminile concettualmente e stilisticamente molto diversa dalla prima: è una creatura femminile più eterea, quasi evanescente, viene rappresentata nella sua interezza e non più sino alla vita attraverso una scelta figurativa che conferisce una forte verticalità all’insieme pittorico, tanto da far viaggiare lo sguardo persino oltre il limite inferiore del quadro, dove la gonna della donna, tagliata di netto, ci lascia il dubbio o, peggio, il desiderio, che la figura possa continuare verso il basso.

Nella stessa direzione piuttosto sofisticata e quasi in uno stile rarefatto e sfumato è il dipinto Moving Water (1898, olio su tela – Collezione privata, courtesy Galerie St. Etienne, New York), un galleggiare di azzurri e di bianchi sfumati fra i quali si ritagliano, leggeri e volteggianti, dei corpi di donna: i volti sono quasi assopiti nel loro viaggio marino, solo le chiome, lunghe alghe setose, nascondono, nel loro fluire, il richiamo incessante ad una femminilità tutta terrestre che suggerisce l’immagine dell’oblio dolce-amaro del bambino dentro il ventre materno: nulla è eterno… bisognerà, alla fine, muoversi verso la luce e le ombre della nascita in un nuovo mondo.

 

KLIMT. NEL SEGNO DI HOFFMANN E DELLA SECESSIONE

24 marzo – 31 ottobre 2012

Museo Correr, piazza San Marco, Venezia

Orari: tutti i gg, 10-19

Catalogo: 24 Ore Cultura

http://correr.visitmuve.it/




BruttaCosì cosìCarinaBellaFantastica (8 voti, media: 4,63 su 5)
Loading ... Loading ...

Leave a Reply


5 × = trenta cinque