Roma, Villa Borghese
5 dicembre 2011 – 9 aprile 2012
In principio fu il cardinale Scipione a fare della sua nuova Villa a Porta Pinciana uno dei luoghi più ricchi di opere d’arte del tempo, grazie alle sue mirabolanti collezioni. Erano i primi decenni del Seicento e quelle raccolte divennero subito punto di riferimento per il collezionismo artistico europeo. Dopo la sua morte, quando la Villa e la sua collezione erano già perfettamente delineate, seguirà un periodo di relativo abbandono fino a quando nel 1770, Maracantonio IV Borghese, seguendo il gusto dominante dell’epoca, si fece promotore di un rinnovamento della Villa in chiave neoclassica. Decine e decine di statue, eteree e perfette, andarono ad occupare il centro delle sale confermando il segno della gloria dei Borghese e dello splendore della Villa. Poi, ai primi dell’Ottocento, l’intervento di Napoleone Bonaparte scrisse una pagina nera nella storia della Galleria e, in generale, del nostro patrimonio artistico. L’imperatore voleva con ogni mezzo ammantarsi dei simboli nel suo nuovo potere e intendeva replicare le conquiste militari anche in campo culturale. Per questo, per legittimare il suo potere imperiale, decise di mettere le mani sul mondo classico, attingendo a piene mani tra i tesori custoditi nella villa del cognato Camillo Borghese, a Roma. Ecco che 695 pezzi tra statue, vasi e rilievi furono regolarmente venduti alla Francia e presero la volta di Parigi, destinati al costituendo Museo del Louvre.
Oggi, dopo due secoli, una minima parte di quella meraviglia per la prima volta esce dalle sale del museo francese e ritorna in quelle della Galleria Borghese. Merito della mostra “I Borghese e l’Antico”, felicissimo frutto della collaborazione tra i due musei. Uno sforzo gigantesco, soprattutto da parte del Louvre che ha spostato una quantità incredibile di opere che, molto probabilmente, dopo questa mostra, non si muoveranno più. L’esposizione, a cura di Anna Coliva, Marina Minozzi, Jean Luc Martinez e Marie Lou Fabrega Dubert, è altamente filologica e tenta, attraverso accuratissime documentazioni studiate per anni, di ricollocare le opere nei loro ambienti originari. La risistemazione si dipana secondo due diverse prospettive; da un lato, l’allestimento del piano terra rispecchia quello tardo settecentesco dell’epoca di Marcantonio, mentre dall’altro, quella al primo piano si rifà alla sistemazione secentesca delle origini così come fu concepita dal cardinal Scipione. Così, ad esempio, è stato possibile ricreare la sala V ripopolandola di opere come l’Ermafrodito dormiente, restaurato dal giovanissimo Bernini che vi aggiunse un iperrealistico materasso di pietra, l’Ermafrodito stante, che si teneva in parte celato per motivi di decenza, e il gruppo con Castore e Polluce. Inevitabilmente, però, il ritorno a casa delle altre statue “parigine” ha causato lo spostamento di quelle “romane”. Il percorso è lungo e via via entusiasmante, ma anche difficile da memorizzare e solo appena riconoscibile dai basamenti color verde con profili chiari su cui sono esibite le opere del Louvre. L’esercizio affascinante e complesso di riproporre la disposizione originaria, oggi, è quasi impossibile, ma un aiuto è offerto dall’inserimento in varie sale delle riproduzioni degli acquerelli di Charles Percier che mostrano la collocazione dei reperti al ‘700, rendendo così possibile un confronto con la sistemazione attuale della Galleria.
La mostra è, dunque, un motivo in più per visitare la sempre splendida Galleria Borghese, e, con l’occasione, rendere omaggio a opere importantissime come le madonne di Raffaello o l’Amor Sacro e Amore Profano di Tiziano. In più, fino al 9 aprile, la mostra aiuta a capire veramente in cosa consistette quella vendita clamorosa, l’“incancellabile vergogna” deprecata da Antonio Canova, presente nella stessa Galleria con la sua insuperata Paolina.
I BORGHESE E L’ANTICO
Roma, Galleria Borghese, Piazzale Scipione Borghese, 5
7 dicembre 2011 – 9 aprile 2012
Orari: dal martedì alla domenica, dalle 9.00 alle 19.00
Catalogo: Skira
Mostra molto bella e intelligente, permette di valutare nel limite dei cambiamenti archittettonici, avvenuti da allora ad oggi (ad esempio l’atrio era concepito in maniera differente da come è ora) la bellezza della collezione Borghese, completa delle sue statue antiche.
Le descrizioni lungo le sale sono interessanti ed escplicative, e permettono una buona visione della mostra e dei suoi significati.
Le opere sono davvero di alto rilievo, e la sola presenza del vaso Borghese e degli ermafroiditi vale il biglietto. Come sempre l’unica noia è la prenotazione e i tempi ristretti di visita, che comunque permettono di arrivare agevolmente fino all’ultima sala.
Trovo che spesso in Italia vi sia un uso eccessivo della mostra al solo fine turistico ed economico, ma in questo caso vi è stata una scelta didattica semplice ma coerente, che offre il via per un dibattito sia sulla bellezza delle opere antiche e il loro impatto nell’arte successiva, sia sull’opportunità di smembrare o meno le collezioni, cosa che non si dovrebbe fare ma che ancora oggi viene proposta per arricchire alcuni musei a discapito di altri.