GLI OCCHI DI CARAVAGGIO

GLI  OCCHI  DI  CARAVAGGIO

GLI  ANNI  DELLA  FORMAZIONE  TRA  VENEZIA  E  MILANO

Milano, Museo Diocesano

11 marzo – 3 luglio 2011

Come mettono in luce gli ultimi studi, Michelangelo Merisi detto il Caravaggio (1571-1610) deve la sua intera formazione agli anni giovanili, a ciò che i suoi occhi vedono e assorbono nel clima artistico tra Venezia e Milano dagli anni in cui il giovane è a bottega da Simone Peterzano (1584-90), sino alla sua definitiva partenza per Roma, che verosimilmente può datarsi intorno al 1595-96. La mostra “Gli occhi di Caravaggio. Gli anni della formazione tra Venezia e Milano” ci fa rivivere questo percorso formativo, attraverso ciò che, tra le botteghe degli artisti e le committenze private (oltre che negli affreschi di molte chiese e palazzi), anche gli occhi del giovane artista hanno potuto ammirare. Curata da Vittorio Sgarbi – che riprende una prima intuizione di Roberto Longhi, già nel 1917 –, prodotta e organizzata da Arthemisia Group in collaborazione con il Museo Diocesano di Milano, la mostra riunisce circa sessanta capolavori realizzati dai più grandi interpreti del tempo e, nel proporre il percorso figurativo giovanile di Caravaggio, documenta anche il delinearsi di un nuovo gusto e di una nuova concezione della figura, nel suo rapporto con lo spazio e con la luce, che sarà fondamentale per la crescita dell’artista lombardo. Percorrendo le sei sezioni della mostra – corredate dalla descrizione delle città “caravaggesche” (dal loro assetto economico al contesto artistico) con relative piante storiche – lo sguardo del visitatore si può identificare con gli occhi del giovane Merisi e, immergendosi nel suo affascinante mondo, il pubblico può rivivere l’emozione provata dal genio in erba di fronte agli artisti suoi contemporanei già maturi e famosi. È nell’ammirare queste tele che comincia la ricerca artistica di Caravaggio, che rivoluzionerà la pittura della seconda metà del Cinquecento, e non solo. A partire dagli insegnamenti del Peterzano, di cui è in mostra un’opera di grande impatto, testimonianza fondamentale che sta alla base di tutta la formazione di Caravaggio: la Sacra Famiglia con San Giovannino e un Angelo (dalla collezione Olivetta Rason, mai esposta prima). Nella formazione di Caravaggio compaiono quindi tutti i grandi del suo tempo, a partire da Venezia, prima sezione della mostra, con Giorgione, di cui sono in mostra Doppio ritratto (1502) e Cantore appassionato (1507), Tintoretto (Caino e Abele), Tiziano (di cui il Peterzano era allievo) con il San Giovanni Battista delle Gallerie dell’Accademia. Di questi capisaldi della tradizione veneta, Caravaggio sicuramente studia lo spazio compositivo, la plasticità dei corpi e la ricerca luministica. È presente in questa sezione anche Lorenzo Lotto, che costituisce un tramite fra cultura veneta e lombarda, del quale sono esposte la Natività a lume di notte, proveniente dalla Pinacoteca Nazionale di Siena, e due intensi ritratti: il Ritratto di giovane (Gemäldegalerie di Berlino) e il Ritratto di Ludovico Grazioli. Nella seconda sezione della mostra troviamo i maestri cremonesi, con i Campi precursori, che testimoniano sia un diverso trattamento della luce – come nel Matteo e l’Angelo (1588) di Vincenzo Campi – sia nuove soluzioni per i ritratti e le composizioni con molti personaggi, come nella Partita a scacchi (1530-1534) di Giulio Campi, motivo che anche Caravaggio riprenderà in epoca matura, con i suoi giocatori di carte e i bari. Ma il più significativo, per gli esiti successivi del Merisi, è sicuramente Antonio Campi: opere come il Martirio di san Lorenzo (proveniente dalla Parrocchia di Sant’Eufemia di Milano) e l’Adorazione dei Pastori (dalla Basilica di Santa Maria della Croce di Crema) possono essere alla base delle soluzioni sperimentali e degli effetti di luce adottati dal Caravaggio maturo. Le successive due sezioni, Brescia e Bergamo, sono significative per il giovane Merisi in quanto mostrano, da un lato, nuove sensibilità nella ritrattistica e nell’intensità fisiognomica – esemplari il San Gerolamo in meditazione di Moretto, proveniente dalla collezione Borromeo, e il Ritratto di giovane uomo (1567) di Giovan Battista Moroni –, dall’altro, un nuovo modo di trattare il colore, come nelle opere di Gerolamo Savoldo: il Ritratto di giovane uomo con flauto (1525), la Maddalena penitente degli Uffizi e l’Annunciazione (Gallerie dell’Accademia di Venezia). Milano, quinta sezione della mostra, è presente con opere di Giovanni Agostino da Lodi, Callisto Piazza, Francesco Prata, Giovanni Ambrogio Figino, Giovanni Paolo Lomazzo, Fede Galizia e, ovviamente, il maestro di Caravaggio, Simone Peterzano, di cui è esposta, oltre alla già ricordata Sacra Famiglia, l’Adorazione nell’orto (del Museo Diocesano di Milano), assieme ad alcuni disegni. L’ultima sezione della mostra è dedicata a Caravaggio, con due capolavori del maestro: una del periodo giovanile, la Medusa Murtola (Milano, collezione privata), prima e più piccola versione di quella custodita agli Uffizi; e un’opera matura, la Flagellazione del Museo di Capodimonte (Napoli) che, nonostante sia stata eseguita fra il 1606-1607, conserva l’eco del primo maestro, Simone Peterzano. A chiusura del percorso, due interessanti corollari alla mostra: i documenti (esposti per la prima volta) riguardanti il periodo lombardo di Caravaggio, con alcune carte prestate dall’Archivio di Stato di Milano, e un filmato che torna alle origini del percorso formativo del maestro lombardo. Nel documentario, Vittorio Sgarbi ci porta alla Certosa di Garegnano, dalla quale ebbe inizio la primissima formazione di Caravaggio quando, quattordicenne,




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