Roma, Scuderie del Quirinale
5 ottobre 2011 – 15 gennaio 2012
Se si dovesse pensare a un’epoca e a un luogo ideali nella storia dell’arte, dove si ebbe l’emersione di grandi geni favoriti da sovrani e amministratori illuminati, questa arcadia culturale non potrebbe non essere la Firenze del Quattrocento, culla dell’umanesimo e centro propulsore della rivoluzione espressiva rinascimentale. L’introduzione della costruzione prospettica, l’emancipazione dell’arte dal culto liturgico, la sua tramutazione in mercato, e soprattutto l’affermazione delle grandi personalità assunte da numerosi committenti e mecenati, spesso appartenenti a quella classe emergente (borghese e commerciante) prossima a spodestare il dominio dell’aristocrazia e del clero: questi sono i caratteri per cui la Firenze dei Medici è esemplare, ed è per questo che la lista degli artisti attivi nella città in quell’epoca è così voluminosa. Fino al 15 gennaio, alle Scuderie del Quirinale è allestita la mostra del titolo Filippino Lippi e Sandro Botticelli nella Firenze del ‘400, che da una precisa prospettiva offerta dall’approfondimento di queste due personalità, si addentra in quell’esperienza storica memorabile, offrendo al visitatore non solo opere dei due artisti ma una serie di testimonianze, documenti, tele e disegni di autori diversi. Filippino e Sandro furono legati da un rapporto professionale, essendo stato il primo allievo di quel Botticelli amato e accolto nelle grazie medicee, specie di Lorenzo il Magnifico, che divenne nel 1485 anche il protettore del più giovane Filippino Lippi al quale fu incaricato di dipingere la Pala degli otto. Il vero protagonista della mostra è d’altronde proprio Filippino, piuttosto del divino Botticelli del quale sono esposte una manciata di opere e niente più (tra le quali però spicca L’Adorazione dei Magi Lami, autentica rivoluzione nella rappresentazione del gruppo sacro dell’Epifania). Figlio del ben più noto Fra Filippo Lippi, di cui è esposta la straordinaria Madonna con Bambino e Angeli degli Uffizi, Filippino nacque da una relazione clandestina tra il padre e una monaca agostiniana; inizia la sua opera sotto l’ispirazione botticelliana, ma assume uno stile personale grazie all’incontro di Filippo Strozzi, per il quale realizza l’ Apparizione della Vergine a San Bernardo: rocce spigolose e taglienti, come gli zigomi dei personaggi e la loro espressione inquieta, che annunciano quella che diventerà la cifra caratteristica specifica dell’artista nella maturità, ovvero l’adozione di grottesche, decorazioni e formule recepite dalla paganità (specie romana) come elementi di shock percettivo, di stridore e inquietudine. Peccato che a questa ultima fase la mostra non dedichi troppo spazio, anche perché mentre la crisi mistico-religiosa del Botticelli, e la sua infatuazione per il Savonarola, determinava il suo inevitabile declino, proprio in quegli anni il Lippi raggiunse la celebrità e realizzò alcune delle sue migliori produzioni; in Pala della signoria e nell’Ancona della Santissima Annunziata è evidente la piena maturità dell’artista, e anche la sua estroversa facoltà di attingere al repertorio della classicità per condire il suo immaginario mitologico o sacro facendolo fremere dall’interno, attraverso quella “riemersione dell’antico” che, come ci ha insegnato Aby Warburg, non è proiezione in uno stato ideale di perfezione e placida grandezza, bensì irruzione dell’energia vitale e del pathos indomabile dello spirito pagano.