DALÌ. L’ARTISTA, IL GENIO

DALÌ. L’ARTISTA, IL GENIO

Roma, Complesso del Vittoriano

9 marzo – 1 luglio 2012 

L’appellativo esuberante sarebbe riduttivo per il suo Ego esplosivo e incontrollabile. Decisamente più azzeccato sarebbe l’aggettivo “astuto” attribuito alla sua lunga carriera e alla sua fortuna internazionale imperitura. Stiamo parlando di Salvador Dalì, uno dei padri di quel movimento avanguardistico dei primi decenni del Novecento definito Surrealismo, caratterizzato da ambiguità e contraddizioni mai risolte. A Roma, il Vittoriano apre gli spazi a una mostra monografica dedicata al folle artista spagnolo, dal titolo Dalì. Un artista, un genio, visitabile fino al prossimo 1 luglio.

Bisogna ricordare, e l’allestimento in questione si sofferma su questo punto, che Dalì intrattenne in differenti occasioni legami particolari col nostro paese; basti pensare all’importanza ispiratrice che l’arte italiana ebbe per la carriera del pittore, tra gli altri Michelangelo e Piero della Francesca, ma anche la scultura classica romana (Dematerializzazione vicino al naso di Nerone). Altro momento di fruttuosa sinergia col bel paese si ebbe in occasione della collaborazione di Dalì con Luchino Visconti per Rosalinda o Come vi piace, commedia di Shakespeare che venne portata in scena nel 1948. L’artista curò le scenografie ed i costumi, e molte testimonianze sono parte integrante della mostra. Certo, l’esagerazione ha segnato la sua vita, e così anche la sua repulsione per le norme della buona condotta e per i percorsi già tracciati; ma d’altronde quella stessa esagerazione si rivelò ben presto un utilissimo marchio per la vendita, e soprattutto un’attitudine completamente svuotata di effettivo significato rivoluzionario. Eccola la sua astuzia: certo, anarchico e sensibile alla sciagura della Guerra civile spagnola, ma quando utile franchista; certo dissacratorio, ma quando utile pittore di immagini sacre e in visita ufficiale dal pontefice; certo, fiero oppositore alle norme del mercato capitalista, ma pronto a realizzare prodotti e pubblicità per Rosso Antico, Pirelli ecc.

 

Nel suo percorso pittorico, ebbe i medesimi cambiamenti di rotta, adagiandosi su strade già battute (cubismo, puntinismo…) per poi, non trovando altro, arrendersi al didascalismo figurativista, il peggiore travisamento delle teorie freudiane. Se in opere come Eclissi e osmosi vegetali emerge uno degli elementi qualitativamente ed espressivamente più efficaci, ovvero i paesaggi silenziosi e metafisici invasi da ombre sottili e inquietanti (ma quello viene da Yves Tanguy), in opere come “Angelus” architettonico di Millet e Autoritratto molle con pancetta fritte assumono rilevanza i volumi tondeggianti e astratti (che però vengono dalla scultura di Hans Arp). Veramente splendida la serie di disegni e illustrazioni dedicata al Don Chisciotte… ma sembra fin troppo evidente l’ascendente di Gustave Dorè. Indubbiamente le facoltà tecniche di Dalì e il suo naturalismo (il paradosso di un naturalismo surreale…) sono probabilmente i migliori di tutto il ventesimo secolo, e nessuno potrebbe negare le sue capacità di disegnatore, illustratore, ma anche provocatore, performer, scenografo e persino designer (pensiamo al Divano a forma di bocca). Ma questo non basta a riscattare un artista eccentrico quanto moralmente discutibile, a cui tutto era concesso perché ogni suo atto poteva venire interpretato come l’ “ennesima provocazione”, che ha tentato di sondare l’intero specchio delle modalità espressive fallendo spesso, e che nella storia dell’arte contemporanea è forse uno di quelli che di meno ha avuto da dire.

 

DALÌ. L’ARTISTA, IL GENIO

 

Roma, Complesso del Vittoriano, Via Di San Pietro In Carcere

9 marzo – 1 luglio 2012

Orari: lun-gio, 9.30-19.30; ven-sab 9.30-23.30; dom 9.30-20.30

Catalogo della mostra: Skira

 www.comunicareorganizzando.it/mostre.asp?ID=211

 




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