Milano, Palazzo Reale
19 ottobre 2011 – 26 febbraio 2012
“Cézanne. Les atéliers du Midi” è il titolo della mostra aperta a Palazzo Reale di Milano fino al 26 febbraio 2012: questa volta fedele al suo contenuto. Con una quarantina di opere indaga il rapporto che il maestro ha avuto con la sua città natale (Aix en Provence 1836-1906) senza l’aggiunta di lavori precedenti o contemporanei, tutto questo in perfetta armonia con l’altra grande esposizione “Cézanne et Paris” aperta al Musée du Luxembourg, ove s’analizza invece il rapporto conflittuale fra l’ansioso maestro e i colleghi impressionisti e post-impressionisti. Per far risaltare le opere e comprendere il discorso espositivo l’allestimento, insolito e ricercato, accompagna il visitatore nella campagna provenzale suggerendo le immagini che hanno catturato l’attenzione dell’artista. Il percorso inizia con l’autoritratto del 1875 proveniente dalla Gare d’Orsay: il punto di vista è ravvicinato, il volto del pittore emerge dal fondo colorato grazie alla pennellata materica che costruisce le forme sovrapponendo campitura a campitura. Lo sguardo vivissimo è obliquo, la testa è rotonda segnata da una profonda calvizie. Sebbene il colore dominante sia il nero, sopracciglia barba baffi e giacca, il volto è illuminato da vivaci tocchi di luce che trasmettono un’impressione di serietà e di dignitosa compostezza. La rassegna, curata da Rudy Chiappini con la collaborazione di Denis Coutagne, si dipana in una sequenza d’immagini denominata opere d’après: Cézanne in gioventù si è misurato con i grandi maestri e appartengono a questo periodo Les quatre saisons, dipinti murali trasferiti su tela e realizzati intorno al 1860 per la casa paterna. Si entra successivamente nel cuore della mostra con i quadri realizzati all’aperto: sono campagne, boschi, pinete, torrenti che circondano la sua città natale come in Il viadotto a L’Estaque del 1883 dove il pittore costruisce sulla tela la sua personale visione della natura: compendia le forme avvicinandosi all’astrazione. Questa ricerca si nota maggiormente in Grande pino e terre rosse del 1890-95 dove il disegno e il colore non sono riconoscibili tra loro: via via che dipinge disegna, e più il colore conquista la sua armonia, più si chiarisce il disegno. Poi ancora ritratti di parenti, amici, familiari e gente comune, le celebri nature morte modellate secondo le tre modalità fondamentali: la sfera, il cono e il cilindro e ancora la famose bagnanti dove le variazioni di tono hanno origine nel riflesso della luce, fino ad arrivare alle tanto amate visioni della celebre montagna Sainte Victoire che meglio di ogni altro riunisce la ricerca degli ultimi anni della sua carriera artistica.
ho visto la mostra in anteprima ed ho avuto occasione di sertirne raccontare i ‘segreti’ dal curatore Rudy Chiappini, dagli organizzatori e dagli allestitori in un’affollata conferenza stampa. Devo dire che, secondo me, il risultato non premia appieno la fatica di una preparazione accurata e minuziosa come quella svolta dalla commissione. Forse perché la sede di palazzo Reale è abbastanza infelice, ho notato poca chiarezza nei percorsi, una apparente casualità in alcuni spazi, una cupezza di fondo che vanifica l’accurato studio dell’illuminazione che avrebbe voluto creare atmosfere in realtà non presenti.
Comunque, una mostra interessante .