A BERGAMO, UN PITTORE DEL SEICENTO LOMBARDO TRA REALTÀ E DEVOZIONE
Bergamo, Museo Adriano Bernareggi, Accademia Carrara
10 marzo – 24 giugno 2012
La città di Bergamo rende omaggio a un importante protagonista della sua storia pittorica, Carlo Ceresa, un artista che nel secolo di dominazione indiscussa del Barocco ha saputo opporre un’indole più sobria e anti-retorica, declinandola tra “realtà e devozione”, come suggerisce il sottotitolo della mostra.
L’esposizione, curata da Simone Facchinetti, Francesco Frangi e Giovanni Valagussa, è dislocata in due distinte sedi: il Museo Adriano Bernareggi e la vicina Accademia Carrara/Gamec. Il percorso è suddiviso in nove sezioni che ripercorrono le vicende artistiche di Ceresa, inserendole nel contesto seicentesco bergamasco e permettendo così confronti con gli artisti con i quali egli condivise stile e poetica, ma anche con quegli artisti di tendenza barocca che operavano nei medesimi anni nei cantieri bergamaschi. La mostra ha inizio nelle sale del museo Bernareggi con un allestimento dedicato agli anni della formazione autodidatta e del tirocinio effettuato osservando assiduamente le stampe di matrice tardo-manierista che circolavano in quegli anni nel territorio bergamasco. Spostandosi nella vicina sede dell’Accademia Carrara/Gamec, si ha invece modo di scoprire la maturità artistica di Ceresa, attraverso una serie di sezioni che delineano i principali ambiti di applicazione della sua pittura, il ritratto e la pittura devozionale. La prima opera che si incontra è il celebre Cristo in croce tra la Maddalena e due disciplini bianchi, realizzato nel 1641 per la chiesa di San Michele a Mapello, sintesi pressoché perfetta delle sue principali direzioni di ricerca: linguaggio sobrio per i personaggi sacri e grande attenzione ritrattistica per i personaggi terreni, questa è la formula vincente che conferma ulteriormente l’indole antibarocca del pittore di San Giovanni Bianco. Nelle successive sezioni emerge come Ceresa sia giunto a un tale risultato attraverso un percorso artistico che chiama in causa i principali esponenti pittorici dell’area lombarda dell’ultimo secolo: primo fra tutti è Giovan Battista Moroni. Le opere dei due artisti dialogano nella sala permettendo di individuare in maniera chiara quale sia l’eredità indiretta che Moroni ha lasciato al più giovane Ceresa, ovvero uno sguardo attento sulla realtà, che con pochi elementi è in grado di raccontare la storia di una vita. Una sezione è interamente dedicata alla maestria del pittore in ambito ritrattistico: in questo versante Ceresa dimostra fin dagli esordi un linguaggio sicuro e una maggiore padronanza del mestiere. Ciò gli consentirà di divenire ben presto il principale ritrattista dell’aristocrazia bergamasca, come dimostrano il Ritratto di Galeazzo Vertova e il Ritratto di Bernardo Vertova, entrambi commissionati nel 1633. Più complesso è invece il percorso di maturazione nella pittura devozionale: il punto di riferimento in tale ambito è Daniele Crespi. Una sala è dedicata ai confronti tra le opere dei due pittori, tra cui spicca la Nascità di San Giovanni Battista, opera dipinta nel 1650 per la chiesa di Madone. Le similitudini con le tele del Crespi sono per lo più di carattere compositivo e si ravvisano nell’impostazione generale dell’opera, nella ripresa del bacile di rame e della figura femminile posta di spalle rispetto all’osservatore. Nel corso degli anni ‘50 del ‘600 Ceresa raggiunge il culmine della maturità artistica e un definitivo equilibrio stilistico, riuscendo nell’intento di fondere le due componenti divergenti della sua pittura: si moltiplicano le committenze grazie al radicamento sul territorio di numerose confraternite e associazioni religiose per le quali Ceresa realizza pale d’altare di elevata tensione formale, in cui la composizione è finalmente armoniosa e in cui anche i personaggi sacri presentano una maggiore forza espressiva data da uno studio delle fisionomie e degli atteggiamenti psicologici, il tutto chiaramente in un registro pacato e anti-teatrale.
L’ultima sezione vuole infine focalizzarsi sull’eredità che Ceresa lascia ai suoi conterranei dopo la morte, avvenuta nel 1679, eredità che verrà raccolta esclusivamente in ambito ritrattistico da un altro dei grandi protagonisti della pittura moderna bergamasca, Fra’ Galgario.
CARLO CERESA
A BERGAMO, UN PITTORE DEL SEICENTO LOMBARDO TRA REALTÀ E DEVOZIONE
10 marzo – 24 giugno 2012
Museo Adriano Bernareggi, via Pignolo 76, Bergamo
Accademia Carrara di Belle Arti, Piazza Giacomo Carrara 82/d, Bergamo
orario: mar-dom, 10-19; gio, 10-22; lun chiuso
catalogo: Silvana Editoriale