Milano, Pinacoteca di Brera
17 gennaio – 29 marzo 2009
La Pinacoteca di Brera festeggia il bicentenario della sua fondazione, avvenuta nel 1809 ad opera di Napoleone Bonaparte, con una serie di eventi tra cui spicca per importanza la mostra Caravaggio ospita Caravaggio (a cura di Mina Gregori e Amalia Pacia) allestita all’interno del percorso del museo e concentrata sulla figura del grande pittore realista lombardo. Una volta osservato nella sala XVIII un raro esempio di pittura profana del suo maestro Simone Peterzano, Venere e Cupido con due satiri in un paesaggio (normalmente nei depositi del museo e per l’occasione posto in relazione con le opere dell’allievo) si attraversa l’aulico colonnato e si nota immediatamente che la conformazione quadrangolare della sala XV (dove alloggia la pittura a Milano e in Lombardia fra XV e XVI secolo) si presta benissimo ad ospitare quattro grandi capolavori del Merisi, disposti lungo un perimetro circolare in modo da corrispondersi assialmente. Il fulcro della mostra è rappresentato dal confronto fra due versioni dello stesso soggetto, la Cena di Emmaus: “Quando fu a tavola con loro, prese il pane, disse la benedizione, lo spezzò e lo diede loro. E fu proprio in quel momento che si aprirono gli occhi dei due discepoli e lo riconobbero, ma lui sparì dallo loro vista. Ed essi, pieni di stupore e di gioia, commentarono: Non ci ardeva forse il cuore nel petto mentre conversava con noi lungo il cammino, quando ci spiegava le Scritture?” (Lc 24, 30-32). La versione della Pinacoteca di Brera, realizzata nei pressi di Roma intorno al 1606, è messa eccezionalmente a confronto con l’esemplare eseguito dal pittore nel 1601 e concesso in prestito dalla National Gallery di Londra. Questa prima Cena appare debitrice della tradizione pittorica lombarda del Cinquecento da Tiziano, a Veronese, a Moretto e a Lorenzo Lotto: attorno ad una tavola imbandita, alla presenza di un oste, Cristo – giovane e imberbe – spezza il pane e col gesto benedicente si rivela ai due attoniti pellegrini che reagiscono al miracolo con accenti plateali. La luce fortemente convergente, evidenzia in modo uniforme lo spazio prospettico e conferisce risalto alla realistica natura morta, carica peraltro di valenze allegoriche e significati eucaristici e salvifici. L’opera della Pinacoteca di Brera è invece dipinta da Caravaggio circa quattro anni dopo la Cena di Londra. L’artista sceglie di ritrarre un momento immediatamente successivo a quello rappresentato nella versione precedente: il pane è già stato spezzato e Gesù, maturo e con il volto segnato dalle sofferenze, benedice i discepoli congedandoli. In questa scena più concisa e sfrondata di particolari, l’unica fonte di luce fortemente laterale sottolinea in maniera selettiva e puntuale l’intensità dei gesti, più composti e naturali, e le espressioni concentrate degli astanti, caricandosi di un pathos drammatico e rivelando un cambiamento di linguaggio che caratterizzerà la produzione successiva.
Accompagnano la presentazione affiancata delle due Cene altri due dipinti appartenenti alla fase giovanile del maestro lombardo: il Concerto (1594-1595, New York, Metropolitan Museum) particolarmente significativo nel percorso di Caravaggio, che in esso, riallacciandosi alla tradizione veneta inaugurata da Giorgione e Tiziano, sperimenta forse per la prima volta una composizione a più figure, ritraendo probabilmente lo stesso ragazzo atteggiato in pose differenti; e il Ragazzo con canestro di frutta (1593-1594, Roma, Galleria Borghese), in cui un giovane a mezza figura regge una bellissima natura morta, riprodotta con straordinaria aderenza alla realtà, che anticipa la celebre Canestra di frutta conservata presso la Pinacoteca Ambrosiana di Milano. Che dire? Una bella occasione per tornare a visitare la pinacoteca, nel cui laboratorio interno si possono inoltre osservare anche le ultime fasi del restauro del celebre Sposalizio della Vergine di Raffaello.
Avete visto la mostra? Scriveteci le vostre impressioni…
Devo dire che la mostra è stata più che altro un’occasione buona per visitare la pinacoteca di Brera (che non conoscevo). Per il resto, mostra piccola e graziosa…e poi per vedere anche solo un’opera di Caravaggio duecento chilometri si fanno volentieri
Stupendo il confronto fra le due “Cene”…così sì che si colgono facilmente gli aspetti di continuità e di cesura all’interno della poetica di un artista. Da vedere!!!
bella l’idea di inserire le tele in una sala della pinacoteca, quasi a creare un museo nel museo…e poi l’occasione di vedere opere che altrimenti sarebbero a new york..
Mostra assolutamente consigliata agli amanti della pittura antica e non solo…voto otto.