BIENNALE DI ARCHITETTURA 2008

BIENNALE DI ARCHITETTURA 2008

OUT THERE – BEYOND BUILDINGS

Venezia, Giardini e Arsenale

14 settembre – 23 novembre 2008

La domanda è: che cos’è l’architettura? La risposta tenta di darla Aaron Betsky, curatore dell’edizione 2008 della Biennale veneziana: “Anche se normalmente pensiamo che l’architettura e gli edifici siano la stessa cosa, in realtà non lo sono: gli edifici sono edifici, l’architettura è tutto ciò che riguarda il costruire. Riguarda come noi intendiamo, parliamo di, oppure organizziamo il costruire […] In questa mostra gli architetti ci dimostrano come dovremmo saper costruire attraverso, dentro o addirittura senza gli edifici”. Dichiarazione programmatica forte e impegno sicuramente gravoso da sostenere quand’anche le tesi di partenza siano completamente fondate. Sì perché se da una parte una rivalutazione dell’architettura come arte di organizzare lo spazio appare in effetti sacrosanta e allettante, dall’altra dichiarare che “architettura non è costruire” e cercare di allontanare a tutti i costi il tema sociale delle abitazioni dagli obiettivi primari della disciplina sembra un tentativo un po’ maldestro. Ma il problema di fondo è ancora più complesso ed è sintetizzato da un unico vocabolo: interdisciplinarietà. Esiste ancora un confine fra le varie materie e, in particolare, fra le arti? L’idea rinascimentale dell’artista completo e capace di spaziare dalla poesia alla progettazione sembra riaffacciarsi prepotentemente in un panorama mondiale dominato dallo star system degli architetti di successo, ridotti quasi a marchi commerciali. L’architettura si trasfigura nelle brulicanti geometrie virtuali, come dimostra la grande e suggestiva installazione visiva e sonora all’ingresso dell’Arsenale oppure si avvicina pericolosamente alla scultura contemporanea, come nel caso dell’installazione percorribile di Zaha Hadid. Oppure ancora assume i connotati di una costruzione effimera, “di facciata”, come si evince dalla mastodontica struttura ondulata a superfici di terracotta firmata da Frank O. Gehry. Certo però, se da una parte queste esperienze sembrano uscire dalla giurisdizione dell’architettura, dall’altra hanno in pregio di suscitare interrogativi importanti sull’ecologia, sullo stile di vita contemporaneo – in cui la prospettiva di vivere da single è vista come via plausibile – sui consumi, e certamente sulle possibilità intrinseche della progettazione architettonica e su quanto esse rimangano spesso soffocate all’interno degli schemi prestabiliti e dei codici legislativi. È solo utopia? Forse è presto per dirlo, ma intanto l’alzata di scudi è avvenuta quasi all’unanimità: Philippe Daverio nel suo programma Passepartout ha dedicato ampio spazio alla questione, prendendo fortemente le distanze da quella che ha considerato “la peggiore biennale” e dal presunto “messaggio snobista di un’architettura che non è architettura”. Insieme al lui si sono schierati esponenti notevoli del mondo dell’arte come Gillo Dorfles e Achille Bonito Oliva, che hanno oltremodo denunciato il carattere ormai datato di certe “trovate”, facendolo risalire addirittura alle avanguardie di inizio secolo. Ed infine, è arrivato l’intervento di Vittorio Gregotti che ha pubblicato per Einaudi il libro Contro la fine dell’architettura (2008), in cui propone apertamente di recuperare le individualità delle arti, convinto che solo così possa esistere un rapporto di autentica collaborazione e complementarietà fra le stesse.
Interessante anche la sezione della mostra allestita nei Giardini: contrariamente alle edizioni precedenti, nel “Padiglione Italia” va in scena la continuazione della mostra a tema e pertanto le idee nostrane, raccolte sotto l’emblematico slogan L’Italia cerca casa, sono radunate nell’ultima fase del percorso dell’Arsenale. Per il resto nei vari padiglioni le delegazioni internazionali interpretano in modo personale il messaggio di Betsky: tra le iniziative più curiose c’è quella del Belgio, che presenta una situazione after-party attraverso una serie di locali ingombri di coriandoli, oppure quella della Repubblica Ceca, dove ad ogni status sociale (dal disoccupato, alla coppia neo-sposata, alla famiglia ben avviata) corrisponde un frigorifero contenente cibi e bevande “consoni”. E ancora la Polonia inscena una suggestiva rappresentazione, trasformando la propria sede in un hotel di sapore sovietico con alle pareti quadri che rappresentano visioni immaginifiche del futuro, mentre la Germania dà provocatoriamente da bere succo di mele alle piante tramite alcune flebo.

Siete stati alla Biennale? Fateci conoscere le vostre opinioni…




BruttaCosì cosìCarinaBellaFantastica (Ancora nessun voto)
Loading ... Loading ...

4 Responses to “BIENNALE DI ARCHITETTURA 2008”

  1. Simona scrive:

    Anch’io ho saputo del putiferio che la Biennale ha sollevato…e mi disoocio. Possibile che in Italia non si resca mai a fare una riflessione sugli aspetti meno noti dell’architettura senza suscitare i clamori dei vari professoroni che salgono in cattedra ad ogni buona occasione?

  2. Paolo scrive:

    L’architettura è costruire: su questo non ci piove. A me pare che i curatori abbiano travisato il ruolo stesso di questa disciplina. Ai posteri l’ardua sentenza ;-)

  3. Clelia scrive:

    Un po’ troppo “cerebrale” per i miei gusti…preferisco vedere l’architettura nella sua funzione classica, abitativa, che vederla applicata un po’ qua e un po’ là dove capita. Forse così la si svilisce un po’. Mah…

  4. Luca scrive:

    Bella, frizzante, intelligente, stimolante…il coronamento del mio fantastico viaggetto a Venezia

Leave a Reply


sei + 9 =